GLI AMLETI - 17 tragedie in 34 facce di Marco Benedetti e Giancarlo Caligaris
Lunedì 26/10 - ore 10:00

Dal 26 ottobre al 15 novembre sarà presente in Giunti Odeon la mostra di Marco Benedetti e Giancarlo Caligaris "Gli Amleti - 17 tragedie in 34 facce" a cura di Jean Blanchaert. 

 

Dare volto a 17 personaggi della tragedia Shakespeariana, dai più conosciuti come Amleto, Polonio, Rosencrantz a personaggi che compaiono per una sola battuta. Ogni volto una storia, ogni vita una tragedia. Una lettura della complessità umana. Il volto è il primo indizio che appare, con cui cominciamo a costruirci l’idea dell’altro, il primo indizio di un mondo interiore a noi sconosciuto. “… niente al mondo può essere paragonato al volto umano. E’ una terrache non ci si stanca mai di esplorare… “ (Carl Teheodor Dreyer)

Due autori che interpretano le maschere dei protagonisti, di questa storia fatta di odio, sangue ed intrighi umani. Per questo lavoro su Amleto pensavamo che il luogo più adatto per esporre il frutto di questa analisi-invenzione, fosse il teatro. Il luogo dove questi personaggi tragici dovevano prendere vita e morire nell’immaginario di Shakespeare. Il teatro, il contenitore mitico di quella porta temporale che è il palcoscenico, doveva contenere anche i nostri ritratti: le facce dei protagonisti di una delle opere più celebri del genio inglese. Una forma d’arte diversa da quella scenica fatta di corpi in movimento, di voci e di suoni. Un’arte immobile e silenziosa che aveva bisogno di presentarsi nello spazio per cui era stata creata viva. La nostra vorrebbe essere non meno viva nonostante la sua anima cartacea. Il nostro palcoscenico saranno quegli spazi che affiancano la porta temporale consacrata. Essere visti nel luogo, per eccellenza, “da cui si guarda “: il teatro. 

In Amleto tutto comincia da un’apparizione. Un volto che ritorna dal regno dei morti mette in movimento la tragedia e costringe i vivi a interrogarsi su ciò che vedono, su ciò che sanno, su ciò che credono di sapere. Da quel momento, l’intero dramma shakespeariano sembra attraversato da una domanda: che cosa può rivelare un volto? È precisamente dentro questa domanda che si colloca il lavoro di Marco Benedetti e Giancarlo Caligaris. Gli Amleti nasce come un’indagine sui personaggi della tragedia shakespeariana: non soltanto Amleto, Ofelia, Claudio o Polonio, ma anche Rosencrantz , Guildenstern e le figure apparentemente marginali, quelle che attraversano la scena per pochissimo tempo, talvolta per una sola battuta. Il progetto restituisce così una sorta di comunità tragica: diciassette personaggi, diciassette esistenze coinvolte, in misura diversa, nel medesimo meccanismo di sospetto, desiderio, violenza e morte. Benedetti e Caligaris non illustrano Shakespeare, lo mettono in contraddizione. Diciassette personaggi della tragedia shakespeariana, ciascuno affidato a due interpretazioni, trentaquattro facce. Le loro immagini non cercano di accordarsi. È proprio la distanza fra uno sguardo e l’altro a ricordarci qualcosa che tendiamo a dimenticare: i personaggi non esistono indipendentemente dalle interpretazioni che ne facciamo. Esistono tanti Amleti quanti sono coloro che lo hanno letto, recitato, diretto, tradotto, disegnato, immaginato. Il ritratto, che per secoli è stato utilizzato per affermare un’identità, qui produce l’effetto contrario. Moltiplica l’identità, dimostra che un personaggio non possiede un volto fino a quando qualcuno non glielo immagina.

Benedetti vede un Amleto; Caligaris ne vede un altro. Tra quelle due facce esiste uno spazio vuoto. È lì che abitaShakespeare.

Questi ritratti entrano in un teatro, un luogo nel quale nessun personaggio possiede stabilmente un volto. Ogni sera un essere umano entra in scena e presta il proprio corpo a qualcuno che non esiste. Amleto, Ofelia, Claudio hanno avuto migliaia di facce. Benedetti e Caligaris ne aggiungono altre due, ma i loro personaggi, questa volta, non salgono sul palcoscenico. Sono immagini. Lo spettacolo comincia e finisce. Gli attori si tolgono i costumi. Le luci si spengono. Gli spettatori abbandonano la sala. Loro rimangono. Trentaquattro facce per diciassette persone che non sono mai esistite. O che forse esistono da più di quattrocento anni proprio perché continuiamo a prestare loro le nostre.

Jean Blanchaert & Irina Eschenazi

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